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Intesa Sanpaolo: crescita internazionale, tecnologia e gestione del risparmio. Tutte le novità del nuovo piano industriale

Intesa Sanpaolo: crescita internazionale, tecnologia e gestione del risparmio. Tutte le novità del nuovo piano industriale

Intesa Sanpaolo vuole sfruttare anche i mercati internazionali per guidare la crescita nel nuovo piano industriale. I due canali principali saranno le divisioni Banche estere e Imi Cib, già oggi volani del giro d’affari internazionale del gruppo, mentre l’Italia resterà ben presidiata da tutte le altre divisioni a partire dalla Banca dei Territori. La nuova strategia sarà presentata dal consigliere delegato Carlo Messina il 2 febbraio e l’evento verrà seguito con grande attenzione da investitori e analisti.

Negli ultimi 18 mesi Intesa si è tenuta fuori dal valzer di operazioni che ha cambiato le geografie del banking tricolore. «Troppa confusione», ha più volte tagliato corto Messina, preferendo assumere il ruolo di osservatore. Anche perché il gruppo è stato già molto attivo negli anni scorsi, prima con il salvataggio delle banche venete e poi con l’offerta su Ubi Banca, la prima operazione bancaria non concordata in Italia.

La cautela di Messina e la crescita organica

La cautela di Messina ha anche una ragione strutturale. Gran parte dei mercati italiani, dal retail all’assicurativo, è ormai satura per la Ca’ de Sass, e una crescita ulteriore rischierebbe di entrare in conflitto con la disciplina Antitrust. Il nuovo piano si baserà quindi sulla crescita organica, come già avvenuto con quello in scadenza. Messina lo ha ribadito nei giorni scorsi, al margine dell’esecutivo Abi: Non abbiamo target di consolidamento, «la posizione di Intesa rimarrà la stessa».

I risultati finanziari e la solidità patrimoniale

Il punto di partenza sarà il bilancio 2025, che il cda approverà insieme al nuovo piano. Già nei primi nove mesi i crediti deteriorati erano contenuti: il rapporto tra npl netti ed esposizioni totali era all’1%, mentre il costo del rischio si attestava intorno a 25 punti base, valori che riflettono una gestione prudente del portafoglio e la capacità di assorbire tensioni sul credito senza impatti significativi sul conto economico.

Al 30 settembre Intesa registrava un cost/income sceso al 38,9%, nonostante investimenti per 7,1 miliardi destinati a sviluppo, aggiornamento tecnologico e rafforzamento delle infrastrutture. I ricavi sono saliti del 2,3%, sostenuti soprattutto da commissioni e attività assicurativa, mentre le attività finanziarie della clientela hanno superato 1.400 miliardi.

La solidità patrimoniale accompagna questi risultati: il coefficiente Cet1 era al 13,9%, ben sopra il minimo del 12% richiesto da Basilea 3 e 4. Questo livello consente alla banca di sostenere una redditività stabile (il risultato netto al 30 settembre era di 6,5 miliardi, con un Rote vicino al 14%) e una distribuzione agli azionisti costante, con un payout annuo al 70%.

Complessivamente il bilancio 2025 vedrà un utile netto superiore a 9 miliardi, da cui prenderà avvio il nuovo piano, puntando a combinare crescita dei ricavi, distribuzione agli azionisti e mantenimento di un elevato livello di capitale. Il baricentro resteranno i ricavi commissionali. Consulenza, wealth management e attività assicurativa forniscono infatti ricavi stabili e possono bilanciare la volatilità del margine di interesse. Le fabbriche prodotto del gruppo, come Eurizon e Fideuram, e le società assicurative restano integrate con la rete commerciale, consentendo uno sviluppo coordinato delle linee di business, servizi personalizzati e rafforzamento del valore del cliente.

Investimenti tecnologici e impatto sociale

Sul fronte tecnologico, Intesa capitalizzerà gli investimenti già effettuati, superiori a 6 miliardi, estendendo l’infrastruttura Isytech a tutto il gruppo e riducendo l’uso dei grandi sistemi centrali tradizionali. La nuova piattaforma centralizzerà le operazioni bancarie, semplificherà l’architettura dei sistemi e conterà i costi operativi. L’attenzione a cloud e intelligenza artificiale sarà bilanciata dalla tutela dell’occupazione, in linea con l’approccio di social-impact banking della banca. La continuità dei processi riduce il rischio di esecuzione del piano.

Espansione internazionale e posizionamento di mercato

Particolare attenzione sarà riservata alle banche estere, che nei primi nove mesi hanno generato un miliardo di utile netto e rappresentano un perno della crescita internazionale. Intesa è oggi presente in 12 paesi e punta a consolidare la presenza, sfruttando le sinergie interne. Sul fronte di Imi Cib, dopo l’apertura di filiali ad Abu Dhabi, Doha e Dubai, la divisione studia uno sbarco diretto in Arabia Saudita, dove vanta già una clientela di primo livello. Anche se il nuovo piano sarà orientato alla crescita organica e a strategie stand-alone, gli analisti non escludono sorprese sul fronte delle operazioni di m&a nei prossimi mesi.

La spiegazione risiede nei numeri del gruppo. Oggi la carta Intesa è tra le più robuste del panorama bancario europeo: il titolo viene scambiato a 11,2 volte gli utili, mostrando un lieve premio rispetto a Unicredit, che viaggia a 10,5 volte, e a Bnp Paribas, ferma a 8,6 volte. Il rapporto prezzo/patrimonio si attesta a 1,7 volte, in linea con i migliori competitor. Con questi valori, Intesa ha le munizioni per candidarsi a giocare un ruolo di primo piano non solo nel risiko bancario italiano, ma anche in quello internazionale. (riproduzione riservata)

Caio Rocha

Sou Caio Rocha, redator especializado em Tecnologia da Informação, com formação em Ciência da Computação. Escrevo sobre inovação, segurança digital, software e tendências do setor. Minha missão é traduzir o universo tech em uma linguagem acessível, ajudando pessoas e empresas a entenderem e aproveitarem o poder da tecnologia no dia a dia.

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